In che relazione sei? Ecco alcuni segnali per capire se sei in una storia seria.

Da giorni sul web gira un nuovo termine.. Situationship, emerso per la prima volta in un articolo pubblicato su Cosmopolitan. La parola indica il caso in cui non ci si trova propriamente una relazione, ma al tempo stesso non si sta semplicemente uscendo con qualcuno. A parlarne per la prima volta è stato un ragazzo di nome Tony, che dice: “Di base noi siamo in questa situationship, in cui le cose possono andare avanti oppure no”.

Quindi  è una zona grigia, un’espressione di libertà di coppia. Si intenderebbe quella situazione in cui tu sai che vedrai l’altro/a, ma non state insieme, ma gli amici non capiscono perchè. Qualcosa di più di trombamici, perchè si ha un rapporto esclusivo, ma di meno di una relationship.

Se ti stai chiedendo se anche tu sei in una situationship ti ritroverai in questi punti chiave:

  • non pianificate nulla a lungo termine, vi chiamate all’ultimo momento;
  • non hai certezze che puoi contare su di lui o lei;
  • le scuse e le buche sono all’ordine del giorno;
  • non vi fate confidenze, le confidenze sono sintomo di coinvolgimento;
  • non si parla di futuro;
  • vi dichiarate di non voler una relazione seria;
  • avete l’ansia dovuta all’ indeterminatezza del rapporto;
  • c’è noia, non essendoci un obiettivo di coppia le cose da fare insieme non hanno senso, tranne il sesso, che può essere fatto senza alcuna inibizione in quanto non condiziona l’evoluzione della coppia;
  • uno dei due partner potrebbe capitolare (tante volte ci siamo detti che a forza di baci e sesso, l’ossitocina crea un attaccamento).

Ad ogni modo secondo uno studio alla Oakland University, non sembrerebbe tanto importante se tu sia in una relazione seria, in una situationship o in una trombamicizia, basta che non sia con un/a ex, perchè altrimenti potresti riportare sintomi di “psicopatia” ed essere incapace di saper fallire.

L’amore d’altronde è libertà e W. Allen lo sapeva bene, esprimendolo in questa celebre citazione: <<L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande>>.

 

“Faccio sesso o accendo Netflix?” il dubbio del millennio.

Tutti siamo stati ossessionati da una serie tv, una passione nata per caso, siamo venuti a conoscenza di questa serie e improvvisamente nessuna vita sociale vale la pena di essere vissuta.

La dipendenza da serie TV è un disturbo che sta prendendo piede in quasi tutto il mondo. Anche Ikea abbraccia questo nuovo stile di vita proponendo mobili e accessori per arredare casa ispirandosi ai salotti delle serie più famose. L’iniziativa coinvolge i punti vendita dei paesi arabi i quali hanno scelto tre serie da cui prendere spunto: I Simpson, Friends e Stranger Things.

Tutto ciò potrebbe essere soltanto l’evoluzione della vecchia teledipendenza o potrebbe trattarsi di qualcosa di diverso. Sembra però che superando le 4 ore giornaliere di visione ci si affacci in un terreno pericoloso.

In particolare, il “binge watching” appartiene al cluster delle dipendenze comportamentali. La parola “binge”, letteralmente “baldoria”, indica che la persona si abbandona ad un consumo smodato dell’oggetto, sostanza o comportamento. La persona, passando molto tempo davanti ad uno schermo, toglie tempo ad altre attività e subisce gli effetti psicofisiologici, deficit attentivi, insonnia, aumento di peso. La quantità di tempo consumato a guardare serie tv ostacola la produttività in altre aree dell’attività lavorativa e relazionale. La sintomatologia risulta essere molto simile a quella della tossicodipendenza.

La persona cerca emozioni diverse da quelle di cui si nutre durante la vita reale. In queste condizioni la serie può diventare uno strumento, grazie al quale si induce un immediato piacere virtuale o ci si distrae da altre preoccupazioni. Il soggetto è costretto a rimanere all’interno dei suoi pensieri disfunzionali e il piacere dell’ipotesi di avere qualcosa di bello diventa il dolore di non averlo davvero.

Anche in situazioni meno drammatiche la fine della serie tv preferita può scatenare sintomi depressivi e senso di angoscia di svuotamento come la fine di un amore, immaginiamo di seguire una serie per 15 o 20 anni. Durante il finale di stagione si potrebbero assaporare emozioni come la gioia, se stiamo guardando il finale desiderato per i nostri idoli, la rabbia, se al contrario ci troviamo a guardare un finale non desiderato o incompleto, e la tristezza perchè per almeno qualche mese non rivedremo i protagonisti della serie.

Se parliamo di “dipendenza”, Netflix è, sicuramente, la sostanza più a portata di mano e più comune del nostro millennio.

Recentemente è uscita una ricerca che ha messo alla prova 500 americani tra i 18 e i 54 anni, dalla quale emergono dati preoccupanti per la sessualità moderna:

  • Il 30% degli utenti, quindi una persona su tre, sembra essere pronto a rinunciare al sesso per seguire una serie (fortunatamente esiste la possibilità di mettere in pausa).
  • Il 10% ammette di aver iniziato una relazione perchè il/la partner ha l’abbonamento Netflix.
  • Il 33% delle coppie discutono sul contenuto da scegliere e il 7% ha lasciato il/la partner per incompatibilità. Il 67% delle persone si informa sui gusti dell’altro prima di iniziare una relazione.
  • L’8% è disposto a lasciare il/la partner se lui/lei guardasse una puntata senza lui/lei (Netflix cheating), ma il 92% perdona con riluttanza l’accaduto.
  • Il 36% usa ancora la password dell’ex.

Litigate, sesso, tradimento, gusti della persona amata.. Netflix si interseca in ogni fase delle nostre relazioni.

Charles Bukowski quando disse “La tv tiene unite molte più coppie di quanto non facciano i bambini o la chiesa.” non conosceva Netflix.