I diritti sessuali dei detenuti: tra giustizia e punizione.

I diritti dei detenuti rappresenta un argomento bollente, a maggior ragione se si parla di diritti sessuali. Ma le “love rooms” hanno vantaggi sociali.

Negli ultimi mesi sono accaduti alcuni episodi molto simili tra loro. A Gennaio a Pisa, nella stanza dei colloqui del carcere Don Bosco una giovane madre andava a trovare il compagno, poco più che ventenne: la coppia lentamente si è lasciata andare ad effusioni, piuttosto intime e spinte. A Torino, un ragazzo di 25 anni ha consumato un rapporto sessuale nell’area verde, riservata ai colloqui. Entrambi gli episodi si sono conclusi con una denuncia per atti osceni in luogo pubblico.

I primi “permessi coniugali” vennero concessi nel Parchman Farm, Mississippi, anche se i termini erano un po’ diversi: ogni domenica i prigionieri avevano la possibilità di ricevere in visita una sex worker. Ad oggi sono più di 30 i paesi europei che, con differenti modalità, autorizzano queste visite affettive. Molti carceri hanno già abbracciato questa opzione in alcune parti dell’Australia, in Brasile, in Danimarca e in Canada, dove i detenuti hanno la possibilità di richiedere visite “private” della durata di 72h ogni pochi mesi con i loro partner o membri della famiglia. Altri paesi che prevedono visite coniugali sono la Germania, l’India, Israele, il Messico e la Spagna. In altri, come la Nuova Zelanda, o l’Italia, questo non succede.

L’associazione mondiale per la salute sessuale dichiara che l’uguaglianza e la non discriminazione sono fondamentali per la protezione e promozione di tutti i diritti umani. Includendo la proibizione di qualsiasi forma di distinzione, esclusione e restrizione per ragioni di razza, etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinioni politiche o di altro tipo, origine nazionale e sociale, ricchezza, nascita o di altra condizione, compresi la disabilità, l’età, la nazionalità, lo stato matrimoniale e familiare, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, lo stato di salute, la residenza, la situazione economica e sociale.

La sessualità fa parte di quei diritti e quelle scelte che rendono la persona un essere umano. I permessi che i detenuti ottengono sono dei premi, ma non si possono considerare le funzioni fisiologiche come dei premi. Considerando anche che i permessi possono essere dati solo a chi sconta condanne definitive, ne verrebbero privati i detenuti in custodia cautelare; per alcuni reati, infine, è prevista il divieto di concedere permessi. Questo significa che buona parte dei detenuti non ha diritti sessuali.

Si deve tener conto di due aspetti sociali molto forti: da un lato la carcerazione non deve costringere un partner all’astinenza, né deve giustificare un tradimento, dall’altro il sentimento punitivo che contraddistingue il nostro sistema penitenziario distingue il mantenimento dei rapporti con la famiglia e la sessualità, come se il sesso fosse un comportamento premio ben lontano dall’affettività.

Uno studio condotto dalla Florida International University ha sottolineato che nei penitenziari che permettono un espressione sana della sessualità, vengono riportati meno stupri e aggressioni a sfondo sessuale. Questo non solo agevola la detenzione per i rei ma anche per il sistema penitenziario che vedrà diminuire gli agiti violenti. Un’altra conseguenza positiva è che permettendo la visita del partner si facilita il mantenimento dei legami affettivi e di conseguenza la rieducazione e il reinserimento al termine della pena da scontare.

Dott.ssa Silvia Corrent