Infezioni sessuali: come si contraggono e come riconoscerle.

I dati dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 376 milioni di nuovi casi all’anno, circa 1 milione al giorno.

La fascia di età colpita è tra i 15 e i 49 anni, questi dati riguardano principalmente quattro infezioni: clamidia, sifilide, gonorrea e tricomaniosi. In questo rapporto non vengono stimate HIV e Papilloma Virus.

Le infezioni sessuali hanno un impatto importante sulla salute se non sono trattate adeguatamente, potrebbero anche causare problemi cardiovascolari e infertilità.

Oggi giorno è possibile avere pratiche sessuali sicure con l’uso di preservativo sia maschile che femminile. Le IST si trasmettono con ogni tipo di rapporto quindi il preservativo va usato per rapporti vaginali, anali ma anche orali. La trasmissione può accadere anche con lo scambio di giochi erotici. Il contagio può avvenire tramite secrezioni vaginali o spermatiche, tramite la saliva o con il contatto diretto della pelle nella zona genitale, a volte anche tramite il sangue e durante la gravidanza da mamma a bambino.

Ancora una volta torno a ripetere che è fondamentale un’adeguata educazione sessuale, necessaria anche per interpretare i sintomi che possono andare dal bruciore genitale all’insorgenza di verruche. Nello specifico:

  • Sifilide: si trasmette soprattutto per contatto di ferite e ulcere localizzate nella zona genitale, anale e orale. Il primo sintomi è una singola ferita, il sifiloma, questa ferita rapidamente si ulcera. Queste ferite possono presentarsi sia nei genitali esterni che interni, anche la cavità orale può essere colpita. Più avanti si presenteranno esantemi e perdita di peso. Se non curata la sifilide può presentare sintomi al sistema nervoso anche 30 anni dopo l’acquisizione.
  • Tricomaniosi: la trasmissione è per contatto diretto dei genitali, indipendentemente dalla penetrazione, l’infezione si presenta con secrezioni maleodoranti, bruciori e pruriti. Co la tricomaniosi vaginale aumenta il rischio di contrarre l’HIV.
  • Clamidia: si presenta maggiormente nelle giovani ragazze, per il loro sviluppo anatomico . Uno dei primi sintomi è una lesione (papula) che si presenta 3-30 giorni dopo il contagio, localizzata a livello uro-genitale. Il secondo stadio colpisce i linfonodi causando spesso febbri.
  • Gonorrea: il batterio per crescere ha bisogno di zone calde e umide, quindi si trasmette con rapporti anali, vaginali e orali non protetti. L’infezione può presentarsi anche a livello di gola e occhi. I primi sintomi sono un’ uretrite acuta per l’uomo e cervicite o vaginite per la donna.

Il mio consiglio è di andare dalla ginecologa o dall’urologo in caso si riscontrassero questi sintomi.

Woody Allen scrisse <Il sesso è sporco solo se è fatto bene>, mettiamocelo in testa.

“Faccio sesso o accendo Netflix?” il dubbio del millennio.

Tutti siamo stati ossessionati da una serie tv, una passione nata per caso, siamo venuti a conoscenza di questa serie e improvvisamente nessuna vita sociale vale la pena di essere vissuta.

La dipendenza da serie TV è un disturbo che sta prendendo piede in quasi tutto il mondo. Anche Ikea abbraccia questo nuovo stile di vita proponendo mobili e accessori per arredare casa ispirandosi ai salotti delle serie più famose. L’iniziativa coinvolge i punti vendita dei paesi arabi i quali hanno scelto tre serie da cui prendere spunto: I Simpson, Friends e Stranger Things.

Tutto ciò potrebbe essere soltanto l’evoluzione della vecchia teledipendenza o potrebbe trattarsi di qualcosa di diverso. Sembra però che superando le 4 ore giornaliere di visione ci si affacci in un terreno pericoloso.

In particolare, il “binge watching” appartiene al cluster delle dipendenze comportamentali. La parola “binge”, letteralmente “baldoria”, indica che la persona si abbandona ad un consumo smodato dell’oggetto, sostanza o comportamento. La persona, passando molto tempo davanti ad uno schermo, toglie tempo ad altre attività e subisce gli effetti psicofisiologici, deficit attentivi, insonnia, aumento di peso. La quantità di tempo consumato a guardare serie tv ostacola la produttività in altre aree dell’attività lavorativa e relazionale. La sintomatologia risulta essere molto simile a quella della tossicodipendenza.

La persona cerca emozioni diverse da quelle di cui si nutre durante la vita reale. In queste condizioni la serie può diventare uno strumento, grazie al quale si induce un immediato piacere virtuale o ci si distrae da altre preoccupazioni. Il soggetto è costretto a rimanere all’interno dei suoi pensieri disfunzionali e il piacere dell’ipotesi di avere qualcosa di bello diventa il dolore di non averlo davvero.

Anche in situazioni meno drammatiche la fine della serie tv preferita può scatenare sintomi depressivi e senso di angoscia di svuotamento come la fine di un amore, immaginiamo di seguire una serie per 15 o 20 anni. Durante il finale di stagione si potrebbero assaporare emozioni come la gioia, se stiamo guardando il finale desiderato per i nostri idoli, la rabbia, se al contrario ci troviamo a guardare un finale non desiderato o incompleto, e la tristezza perchè per almeno qualche mese non rivedremo i protagonisti della serie.

Se parliamo di “dipendenza”, Netflix è, sicuramente, la sostanza più a portata di mano e più comune del nostro millennio.

Recentemente è uscita una ricerca che ha messo alla prova 500 americani tra i 18 e i 54 anni, dalla quale emergono dati preoccupanti per la sessualità moderna:

  • Il 30% degli utenti, quindi una persona su tre, sembra essere pronto a rinunciare al sesso per seguire una serie (fortunatamente esiste la possibilità di mettere in pausa).
  • Il 10% ammette di aver iniziato una relazione perchè il/la partner ha l’abbonamento Netflix.
  • Il 33% delle coppie discutono sul contenuto da scegliere e il 7% ha lasciato il/la partner per incompatibilità. Il 67% delle persone si informa sui gusti dell’altro prima di iniziare una relazione.
  • L’8% è disposto a lasciare il/la partner se lui/lei guardasse una puntata senza lui/lei (Netflix cheating), ma il 92% perdona con riluttanza l’accaduto.
  • Il 36% usa ancora la password dell’ex.

Litigate, sesso, tradimento, gusti della persona amata.. Netflix si interseca in ogni fase delle nostre relazioni.

Charles Bukowski quando disse “La tv tiene unite molte più coppie di quanto non facciano i bambini o la chiesa.” non conosceva Netflix.

Fumo & sessualità: conseguenze su eccitazione e fertilità.

Oggi è la giornata mondiale dedicata alla lotta contro il fumo. In Italia fuma una persona su cinque, il 71% di queste persone accende la prima sigaretta a 16 anni.

Conosciamo tutti le principali conseguenze fisiche dovute al fumo, non tutti sanno che i tassi di infertilità registrati da donne e uomini fumatori sono il doppio delle persone non fumatrici.

Il tabacco agisce in maniera negativa sulla circolazione a causa del rallentamento circolatorio che induce, questo comporta un impatto negativo sull’ eccitazione, la quale necessita di una buona irrigazione sanguigna, sia per la lubrificazione vaginale sia per l’erezione peniena. Anche un consumo isolato può provocare una riduzione significativa dell’erezione.

Nello specifico durante l’erezione si assiste al passaggio da una situazione di flaccidità, caratterizzata da un modesto flusso di sangue nelle arterie cavernose e da una modesta quantità di sangue all’interno nell’organo, ad una rigidità in cui si ha un intrappolamento temporaneo nel tessuto erettile di una considerevole quantità di sangue. Anche  la lubrificazione è dovuta ad un iperflusso sanguigno nei capillari vaginali durante l’eccitazione, il conseguente aumento della pressione idrostatica consente il passaggio dell’ultrafiltrato plasmatico, ciò che è percepito come trasudato.

Il 13% dei disturbi della fertilità femminile sono correlati al fumo. In oltre è stato registrato che le donne che fumano riescono a concepire con un anno di ritardo rispetto a chi non fuma.

A lungo termine la nicotina si accumula all’interno dell’ovaia alterando il processo di maturazione dell’ovocita e danneggiando il DNA; tutto questo causa nella donna un deficit qualitativo dei follicoli ovarici prodotti e un più rapido esaurimento della riserva ovarica. I dati resi disponibili dalla fecondazione assistita confermano, nelle donne fumatrici, un minor recupero di ovociti; un’alta frequenza di ovociti diploidi (con 46 cromosomi invece di 23); la necessità di dosi maggiori di farmaci per la stimolazione ovarica; una maggiore percentuale di insuccesso delle metodiche di fecondazione assistita (quasi il doppio dei cicli prima di ottenere un concepimento); una maggiore incidenza di aborti spontanei e di gravidanze extrauterine; un numero complessivo di gravidanze più basso (ridotto del 34%). Le fumatrici e le donne esposte a fumo passivo, rispetto alle coetanee non esposte, vanno inoltre incontro a un’anticipazione dell’età della menopausa (da uno a cinque anni prima). Altri motivi di maggiore pericolosità sono da ricercarsi nel danno ormonale, specialmente sugli estrogeni, che il fumo determina nella donna. Gli estrogeni influiscono sugli organi genitali femminili, sul ciclo mestruale, ma anche sul metabolismo e sul sistema immunitario, costituiscono insomma lo scudo ormonale della donna; perciò quando questo viene rovinato dal fumo avviene un calo del livello di estrogeni e aumenta la possibilità di contrarre malattie.

Negli uomini le ricerche parlano di una diminuzione del 15 % degli spermatozoi, i restanti sarebbero danneggiati nella loro forma, quindi saranno più vulnerabili, meno efficienti e meno mobili.

Woody Allen ironicamente disse <L’uomo più felice che io conosca ha un accendino e una moglie, ed entrambi funzionano.>, forse a sottolineare la rarità di avere una vita sessuale soddisfacente essendo fumatore.

 

Quando iniziare una terapia di coppia? Ecco alcuni segnali per capire che è il momento.

Le coppie che decidono di affrontare un percorso terapeutico sono coppie che ancora hanno un forte legame, molte volte arrivano a studio con l’idea di affrontare l’ultimo tentativo. La terapia offre la possibilità di una ri-educazione alla comunicazione, all’intimità, è un momento di condivisione ,uno spazio comune che forse non si aveva da molto tempo.

Vediamo cosa può spingere una coppia ad intraprendere questo viaggio:

  • Comunicazione fallimentare o assente: può accadere quando si ha poco tempo o si entra nel circolo della routine (per esempio: torno a casa da lavoro, durante la cena sto chattando con gli amici e non parlo con il mio partner). Comunicando di meno e velocemente, si arriva ad usare delle tecniche comunicative non idonee, con l’intento di migliorare la situazione. Purtroppo non è sufficiente avere buone intenzioni per costruire buone relazioni. Farò degli esempi di frasi che almeno una volta nella vita abbiamo usato tutti:

– “Te lo avevo detto”: sotto intende un errore dell’altra persona.

– ” Lo faccio solo per te”: dichiara un sacrificio unidirezionale che rende l’altra persona debitrice.

– ” Lascia faccio io” : a livello emotivo comunica l’inefficienza dell’altro.

E’ difficile mettersi nei panni dell’altro, si difende il proprio punto di vista dimenticando che non esiste una verità ma esistono tante verità quante sono le prospettive assunte. L’obiettivo non è vincere sull’altro ma vincere insieme, aggredire l’altro iniziando con “Tu” (esempio: tu non mi capisci) non crea un’atmosfera di scambio, consiglio di iniziare il discorso in prima persona (es: Io in questo momento non mi sento capita”).

Alcune strategie per una comunicazione efficace possono essere:

– Fare domande a due alternative in cui una è decisamente peggiore dell’altra (es: “Tesoro, sei particolarmente stanco in questi giorni o non mi desideri più?” invece di accusare in modo diretto l’altro ” tu non mi cerchi più”).

– Chiedere verifica della propria eventuale interpretazione (es: Correggimi se sbaglio, stai cercando di dirmi che..”). Comunicare basandosi su un’ interpretazione sbagliata porta a rabbia. Quando sono in preda ad uno stato emotivo specifico l’indeterminatezza di ciò che osservo può indurre in errore.

Durante il percorso terapeutico si lavora anche sul primo pensiero automatico che si genera dopo un’azione a cui noi attribuiamo un significato malevolo, prendiamo questa ipotetica conversazione  come esempio:

Lui: Stasera amore vado a giocare a calcetto

Lei: ok

Lui torna a casa posa la borsa per terra in salone lei inizia a litigare con lui perchè non ha rispetto per il lavoro che lei fa ogni giorno di pulizia della casa.

Cosa è appena successo? La risposta di rabbia di lei, nasconde la sua paura di essere abbandonata.. quando lui comunica di andare a giocare a calcetto il primo pensiero di lei è “Esce anche stasera, mi vuole lasciare”, lei fa fatica a decifrare questa paura ma è sicuramente più facile prendere in esame la rabbia che ne consegue. Il lavoro terapeutico si inserisce dopo il primo pensiero automatico per poter comunicare in maniera strategia la propria sensazione.

  • Calo del desiderio sessuale: viene meno la complicità spontanea come può essere ricercare il piede del partner nel letto.

Si definisce desiderio sessuale lo stato di motivazione nei confronti di una possibile imminente esperienza sessuale. Il desiderio, al contrario del legame di coppia, ha una dinamica volubile, inaffidabile e breve. Il suo obiettivo è il soddisfacimento sessuale, fino a quando questo non è raggiunto il desiderio è vissuto con intensità. Se fosse solo il risultato  di una pulsione biologica desidereremmo sempre. Invece è un concetto che viene co-costruito da molti fattori:

– E’ parte di un sistema di comunicazione interpersonale, attraverso l’attrazone reciproca noi comunichiamo il desiderio di un legame. Nell’atto sessuale noi scambiamo significati personali appresi nella nostra storia. L’erotismo, infatti, esprime il modo in cui la nostra sessualità è codificata nella nostra mente e nella nostra educazione, quindi è determinato dalla nostra cultura.

– Il desiderio sessuale che caratterizza l’essere umano è neocorticale , esso è ciò che lo rende personale. Noi vogliamo essere desiderati e vogliamo scegliere, questo tipo di desiderio nasce dalla nostro grado di differenziazione che abbiamo con l’altra persona. Più siamo fusi emotivamente con il/la partner più vengono a mancare fantasie erotiche, se vogliamo adattarci al partner non possiamo avere un nostro desiderio sessuale ma un desiderio di accettazione, quindi seppelliremo le nostre idee per il timore di essere disapprovati.

Molto spesso si confonde il desiderio sessuale con la passionalità e altri disturbi sessuali, che eventualmente verranno chiariti durante il percorso.

  • Spazi personali o condivisi che vengono a mancare: si determina una situazione che mette in discussione un equilibrio.

In una coppia dovrebbe esistere un equilibrio di due forza basilari: la spinta all’individualità, ossia la spinta a seguire le proprie direttive, e la spinta alla relazionalità, ovvero la forza che ci fa essere parte di qualcosa. Se c’è equilibrio si parla di un’adeguata differenziazione tra i partner.

Abbandonare la propria individualità per restare uniti è fallimentare almeno quanto abbandonare la relazione per mantenere la propria individualità. La differenziazione implica l’abilità di restare ciò che voi siete mentre state vicini alle persone per voi importanti.

Se c’è disequilibrio o si presenterà una spiccata individualità o una fusione emotiva, quest’ultima è la causa della gelosia, il desiderio di possedere una persona anche se oggettivamente si è due persone separate.

Questo è di certo un discorso molto amplio, ma se avvertite disagio o frustrazione quando il/la partner esce senza di voi, o al contrario quando siete costantemente con la loro presenza, rivolgetevi ad un professionista.

  • La coppia evolve e i progetti di vita si diversificano: la coppia nasce con una progettualità comune, quando uno dei due inizia a desiderare qualcosa di diverso dal partner, emerge una diversità sintomatica di una individualità che potrebbe muoversi in direzioni diverse.

A quel punto “L’io vorrei” diventa “tu dovresti”, se il mancato esaudimento di un desiderio provoca tristezza, l’infrazione di una regola provocherà rabbia. La rabbia ostacola il problem-solving, anzi ci darà la sensazione di una pressione a fare qualcosa, come avviene nell’ eccitazione sessuale, la tensione tende a persistere fino all’atto conclusivo che la allevia, come potrebbe essere una litigata.

Questa dinamica si presenta anche quando si cresce e si cambia: diamo per scontato che conosciamo una persona ma ci sono esperienze personali che ci cambiano, per chi sta dall’altra parte osservare questa evoluzione crea confusione (“da te non me lo aspettavo”). Anche in questi casi ostacolare un cambiamento non è funzionale.

  • Il tradimento: spesso si arriva in terapia con lo scopo di cancellare in modo magico un avvenimento già accaduto, in questi casi si lavora seriamente sul perdono, sincero, che permette di andare avanti, o su la fine di un rapporto. Nel percorso emergerà il significato di questo tradimento, cosa è venuto a mancare da parte di entrambi, cosa si è ricercato nell’altra persona, che utilità ha avuto per la coppia.

Per tutti questi motivi, non è scontato che dalla terapia se ne esca insieme, avendo l’occasione di fermarsi e di sentire i propri movimenti interni, c’è la possibilità che il percorso terapeutico si trasformi in una presa di coscienza di un cambiamento e nell’accettazione di questo.

Omonegatività: componenti sociali e psicologiche.

Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia, ieri a Radio Rock abbiamo dedicato spazio ad alcune riflessioni:

Con omofobia si intende la paura irrazionale e l’ intolleranza nei confronti degli omosessuali e , in generale, delle persone appartenenti alla cosidette categorie LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Sarebbe più corretto parlare di omonegatività, in quanto la fobia è una persistente paura ed evitamento dell’oggetto fobico, atteggiamenti non presenti negli omofobi. L’omofobia, infatti, si esprime con atti discriminatori, avversione psicologica e sociale, anche avere pregiudizi come il dire “Io non ho pregiudizi contro i gay però..” e in alcuni casi anche con manifestazioni di violenza contro persone omosessuali.

Un sondaggio europeo ha indagato la diffusione di questo fenomeno tra la popolzione. La Lituania e l’italia sono risutati gli stati dove l’avversione verso l’omosessualità è più diffusa, la Lituania con il 92% e l’italia con il 91%.

Un dato è che si presenta nelle ricerche è una maggiore componente omofoba tra i maschi rispetto alle femmine, questo accadrebbe perchè “essere un vero uomo” significa essere diverso da un omosessuale, l’aderenza al ruolo di genere, nella nostra cultura, presenta prescrizioni molto rigide. Inoltre si presenta tra chi ha un orientamento politico più conservatore e tra chi ha una più  evidente affiliazione religiosa. Pertanto l’aspetto socioculturale è centrale nell’atteggiamento che la società ha nei confronti degli omosessuali. Di questo ne è la riprova lo stigma verso gli omosessuali che ha subito profondi mutamenti nella storia, segnate anche da tremende persecuzioni come quelle avvenute nella seconda guerra mondiale.

Tuttavia, ai fattori sociali si aggiungono cause psicologiche e sessuologiche più specifiche della personalità di ogni individuo. In un famoso articolo del 1996 Henry Adams e i suoi collaboratori dimostrano sperimentalmente su un gruppo di soggetti maschi l’associazione tra livelli di omofobia e il grado di eccitazione omosessuale, in altre parole le persone con un atteggiamento omofobico sembrano paradossalmente sperimentare anche un alto grado di eccitazione sessuale verso le persone del proprio stesso sesso. Questo riporterebbe alla teoria che quando una persona presenta delle resistenze psicologiche molto elevate, spesso sono provocate da pulsioni altrettanto forti.

L’omofobia interiorizzata, nello specifico, si riferisce  ad un conflitto interiore. Come si dovrebbe/ vorrebbe essere (eterosessuali) e come invece si è (attrazione erotica o sentimentale per una persona dello stesso sesso). L’interiorizzazione di significati negativi rispetto l’omosessualità suscita emozioni di vergogna, colpa, rabbia e disgusto rispetto al sè omosessuale. L’incorporazione dello stigma sociale comporta inoltre una dissonanza cognitiva: l’individuo non riesce a conciliare i propri desideri sessuali e affettivi con le credenze apprese nel contesto educativo.

Pertanto l’omofobia non può essere considerata solo una piaga sociale ma è anche l’espressione di alcuni aspetti del funzionamento psichico. Paura e rabbia non elaborate possono trovare nell’omosessualità un facile bersaglio qualora la giurisprudenza non faciliti la pianificazione dei diritti e non sanzioni penalmente gli atti omofobi.

L’italia, infatti, non considera l’omofobia tra i reati d’odio, il disegno di legge che vuole introdurre il reato di discriminazione e instigazione all’odio e alla violenza omofobica è stato approvato alla Camera nel 2013, ad oggi il testo è fermo alla commissione giustizia del Senato.

Come può una società civile, stabilire su basi scientifiche che l’omosessualità è una “variante naturale della sessualità umana” (O.M.S.) e contemporaneamente non affrontare con decisione l’ignoranza che la associa ancora ad una condizione patologica?

Ancora una volta a fare la differenza probabilmente sarebbe un’ educazione sessuale e alla diversità.

A proposito di cultura, vorrei chiudere con le parole di Fabrizio De Andrè, mentre parlava ad un concerto e spiegava la sua canzone “Andrea”.. Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, i “figli della luna”; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene.. era il 1978.

Revenge porn: quando l’intimità diventa pubblica.

Oggi sono stata ospite di Radio Rock, abbiamo parlato del Revenge Porn. Sintetizziamo alcuni aspetti emersi.

La scorsa settimana è arrivato il via dalla Camera all’emendamento del Revenge Porn, ossia la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, senza consenso delle persone riprese. L’art. 612- ter c.p. stabilisce sanzioni che prevedono reclusione da 1 a 6 anni e multe che vanno da 5mila e 15mila euro. Tutela maggiore è stata riservata a persone in condizioni di inferiorità fisica e psicologica e alle donne in gravidanza. Un aggravante è se queste azioni sono commesse da una persona che è o è stata sentimentalmente coinvolta con la vittima. Quest’emandamento rientra nell’ambito dell’esame del disegno di legge “Codice Rosso”, il quale prevede modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Tutto ciò rappresenta una vittoria ma sottintende anche un paio di riflessioni:

Innanzitutto l’Italia non è al passo con le norme europee e mondiali, nelle Filippine si è regolamentato l’invio di materiale sessualmente espicito nel 2009.

Bisognerebbe anche riflettere sull’impatto che la tecnologia ha nelle nostre relazioni. Il ricatto forse è storia vecchia ma l’irrimediabile violenza che ne consegue è un fenomeno nuovo.

Facciamo un salto indietro, come si arriva ad avere del materiale sessualmente esplicito sul proprio telefono?

1) Per molte coppie è eccitante fare sesso davanti ad uno specchio o davanti la telecamera, ed è così perchè in un solo gesto si mette insieme l’eccitazione provocata da immagini sessuali (di fatto quando si guarda un film porno con sconosciuti la cosa più eccitante non è lui, lei, gli altri, ma il gesto sessuale), l’attrazione per il o la partner e l’autoerotismo. In ognuno di noi c’è un pizzico di esibizionismo. Tutto ciò può essere sano se è una scelta condivisa con serenità.

2) A volte si viene trascinati e convinti a girare video o a spedire messaggi espliciti, dalle rassicurazione dell’altro che più ci si spinge oltre meno si ha il rischio di essere abbandonati.

3) Negli ultimi anni si è parlato molto di Sexting, termine che indica uno scambio di materiale che sia di testo, video, foto, sessualmente espliciti su dispositivi mobili. Il sexting può essere primario, quindi è il/la protagonista del materiale inviato a divulgarlo, o secondario se è il destinatario dell’invio a diffonderlo a terzi.

Allieta separazioni molto lunghe, aiuta a far aumentare il desiderio o l’eccitazione, tramite il rischio si ricerca la propria indipendenza, senza dubbio il distacco fisico aiuta a sperimentarsi in qualcosa che non faremmo nella realtà. Gli ambienti online favoriscono la disinibizione perchè si ha una percezione non reale di anonimato. Ma tutto questo compora il mettersi, letteralmente, nelle mani dell’altro. Un’altra persona che per molteplici motivi, come ad esempio per scherzo o per vantarsi può mostrare ad altri questo materiale.

Nei peggiori dei casi, purtoppo nella maggioranza dei casi, il materiale lo si usa per ricattare la persona ripresa o per vendicarsi. Citerò solo un nome che forse tutti ricorderemo: Tiziana Cantone che si tolse la vita nel 2016 dopo che alcuni suoi video hard diventano virali nel web. Prima di arrivare ad un processo a carico del suo ex- compagno sono stati archiviati due processi, uno per diffamazione e uno per instigazione al suicidio. Siamo al paradosso definitivo. Abbiamo i tempi di internet, che in 24 ore possono distruggere una persona. Abbiamo i tempi della giustizia italiana, inadeguati anche con provvedimenti d’urgenza.

Ricorderemo anche il caso di Belen Rodriguez ricattata per la somma di 500mila euro, il video fece il giro del Wold Wide Web. Anche filmati che riprendevano la deputata del M5S Giulia Sarti, sono stati diffusi dall’ex- partner

Oggi l’initmità non è più un fatto privato, non solo è condivisibile ma lo è in maniera infinitamente semplice.

Avremmo tutti bisogno di qualche ora di educazione sessuale e affettiva, dove si impara il rispetto dell’altro e la comprensione delle conseguenze di un gesto come pubblicare qualcosa di così intimo.

Se ricevete messaggi di questo genere, non solo dovreste interrompere la catena ma anche denunciare.

 

 

Internet: attrazione fatale o rete da pesca?

Nella vita reale, ciò che avvicina due persone è l’attrattività fisica. Dal momento che siamo ben disposti nei confronti delle persone attraenti, tendiamo anche a trattarle meglio e a riservare loro maggiori attenzioni; questo atteggiamento positivo tende a far emergere nell’altro le qualità migliori e a renderlo più sicuro. In molte ricerche si è visto come la bellezza sia associata al buono anche in Internet, tant’è che spesso si preferisce un’assenza di foto profilo piuttosto che una brutta. Nella realtà la popolarità di una persona è connessa all’ avvenenza ma spesso non emerge immediatamente, nei social questo salta subito agli occhi, accade quindi che gli indizi online di popolarità influenzano il giudizio sul suo aspetto.

Altri fattori, oltre alla bellezza, determinano l’attrazione interpersonale, come la vicinanza geografica, che offre la possibilità concreta di incontrare l’altra persona e quindi conoscerla, così che questa  diventi per noi familiare e prevedibile.

Agli albori di Internet, le persone si incontravano in rete mediante interfacce di testo, togliendo parecchia responsabilità all’attrazione fisica.

Su Internet vicinanza e familiarità, si traducono in un fattore che potremmo chiamare frequenza di intersezione, ovvero quanto le due persone si frequentano in rete. Paradossalmente il fattore vicinanza può essere più intenso nel cyberspazio che nella realtà. Una delle ragioni per cui nella vita reale la vicinanza promuove l’attrazione consiste nel fatto che essa induce ad attendersi e anticipare un’interazione futura. Questo accade anche online: l’aspettativa può manifestarsi sia interagendo con la vita reale o solamente nella rete. Sicuramente gli ambienti mediati dal compiuter promuovono la disinibizione, rendendo uno strumento freddo impersonale, iper- personale, dando la possibilità di rivelare molti più aspetti personali in una fase embrionale di conoscenza. Davanti alla tastiera ci si può preoccupare solo delle proprie parole senza doversi preoccupare dell’altro, favorendo l’ idealizzazione dell’altra persona.

Anche l’apprezzamento reciproco influenza gli incontri in rete esattamente come nella vita reale: quando qualcuno clicca un like sulle nostre pagine ci sentiamo valorizzati e gratificati. Meno facile è ricredersi di una persona che inizialmente non ci aveva convinto, in rete è talmente facile uscire ed entrare in interazione che è davvero poco probabile dare una seconda occasione.

La ricerca dell’amore su internet ha modificato le dinamiche stesse della ricerca, ci si inscrive a dei siti, si crea un profilo, si esplora quello degli altri, si avvia un contatto, si porta avanti una comunicazione mediata da uno schermo e così si sviluppa una relazione offline. Esaminare le diverse opzioni e scegliere tra uno o più siti, tra uno o più profili presuppone una mentalità da shopping, così come crearsi un profilo è un po come allestire una vetrina del proprio negozio. Bisogna tener conto anche che l’eccessiva possibilità di scelta può anche confondere i consumatori.

Alcune ricerche evidenziano come gli esseri umani siano condizionati da indizi olfattivi, i quali segnalano l’adeguatezza del partner. Abbiamo gli stessi geni sia per il controllo del sistema immunitario sia per l’odore. Si è dimostrato che le donne preferiscono l’odore di t-shirt di uomini con questo particolare gene molto diverso dal loro. Tutto ciò ha senso sul piano evolutivo, i figli di genitori che hanno geni che regolano  fattori immunitari diversi hanno anche un sistema immunitario più forte. Ovviamente i segnali olfattivi su Internet non sono inviati (ancora)!

Tirando le somme: Internet da, Internet toglie..

Le attenzioni in rete non sono mai abbastanza, ma qualche volta, chissà se Cupido non abbia scoccato una freccia tramite @gmail.